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domenica 12 febbraio 2023

Le antenne filari per onde corte

Antenne per onde corte

L'antenna è l'elemento più importante per la buona riuscita di un collegamento radio. Quindi, è d'obbligo scegliere l'antenna giusta per ogni applicazione.

In generale, un filo di lunghezza qualunque può funzionare come antenna: è comunque importante avere un buon piano di massa come riferimento, oppure un contrappeso elettrico o usare un'antenna bilanciata.

Altra cosa importante è l'altezza dal suolo e la posizione rispetto ad ostacoli, come pareti, alberi o strutture metalliche. Vedete a questo proposito i post sulla propagazione in questo blog.

Le antenne filari sono le più facili ed economiche da costruire: i materiali usati sono spesso cavo isolato per impianti elettrici e scatole di derivazione, nonchè supporti realizzati recuperando oggetti di uso comune.

Sono antenne che, per la loro semplicità, ingombro minimo e peso ridotto, sono ampiamente impiegate in operazioni in portatile.

Il balun

Le antenne qui descritte hanno la caratteristica di essere di tipo bilanciato, o comunque di considerare parte attiva anche la linea di trasmissione.

Per poter funzionare correttamente, questi tipi di antenne devono raccordarsi almeno ad una linea bilanciata, tipo le piattine bifilari da 200 o 300 Ω.

In questo tipo di linea, i campi elettromagnetici emessi dalle correnti di andata e ritorno si annullano reciprocamente, evitando di irradiare nello spazio circostante.

Questo succede anche con un disadattamento dell'impedenza tra linea ed antenna.

Se con queste antenne si usa un cavo coassiale, cioè una linea sbilanciata, tutto può funzionare correttamente a patto che ci sia un perfetto adattamento di impedenza tra linea ed antenna. Ma, se come avviene nella pratica vi è un disadattamento di impedenza, il campo elettromagnetico emesso dalla corrente di ritorno non potrà controbilanciare quello della corrente di andata, irradiandosi all'esterno.

Il cavo si comporterà quindi da antenna, irradiando specialmente all'interno della casa, in modo particolare nella sala radio.

Per eliminare questo effetto, si usa il balun. Il nome deriva da Balanced-Unbalanced: è in genere un circuito magnetico che, sfruttando il modo particolare di far circolare la corrente RF, permette il collegamento di un circuito bilanciato (dipolo) ad uno sbilanciato (linea coassiale e trasmettitore), bloccando così la parte di campo elettromagnetico emessa dalla calza del cavo coassiale.

Si può anche sfruttare la caratteristica di "isolamento" dei balun nei confronti delle correnti di modo comune presenti esternamente sulla calza delle linee coassiali, realizzando così un choke (detto anche se impropriamente, ma comunemente usato, choke-balun).

Viene realizzato avvolgendo due circuiti magnetici su un nucleo, di solito toroidale. Gli avvolgimenti fanno in modo che il flusso prodotto dalla corrente di ritorno (di modo comune) si annulli nel nucleo, lasciando passare solo la corrente a radiofrequenza (differenziali).

Questo tipo di balun è generalmente a larga banda e non fa trasformazione di impedenza; la banda passante dipende dal tipo di materiale componente il nucleo (ferrite, non ossidi di ferro), dal tipo di cavo e dall'isolante usato per gli avvolgimenti. Cavo che può essere anche di tipo coassiale.


Un altro tipo di balun viene realizzato con componenti passivi: due reti di sfasamento a +90° e -90° che congiungono la parte bilanciata in un unico punto sbilanciato rispetto a massa:

Essendo composto da elementi reattivi, lavora in una ristretta banda di frequenze ed è dimensionato in base all'impedenza di ingresso ed uscita.

Viene impiegato soprattutto dalle VHF in su, dove le ferriti iniziano a far sentire i loro limiti con le perdite.

Se il balun viene realizzato come un trasformatore, in base al rapporto spire si ottiene un rapporto tra le impedenze di antenna e linea. Questo diventa utile per trasformare l'impedenza elevata di particolari antenne, come il dipolo ripiegato, a quella standard di 50 Ω. Se il rapporto spire è di 1:1, allora assume la forma di balun in tensione.

Se gli avvolgimenti non sono di tipo bilanciato, ovvero si ha una semplice trasformazione di impedenza con riferimento a massa, sia all'ingresso che all'uscita, si ottiene allora un trasformatore Unbalanced-Unbalanced (un-un).

Il dipolo semplice

La più classica delle antenne è il dipolo semplice. E' formato da due conduttori lunghi un quarto di lunghezza d'onda, tenendo poi conto del fattore di velocità dei cavi, che può essere da 0.66 a 0.9, a seconda del conduttore usato.

La linea di alimentazione è presa alla metà, usando un cavo coassiale collegato con il centrale ad un braccio e la calza all'altro.

Il guadagno del dipolo semplice, rispetto al radiatore isotropico, è di 2.15 dB, l'impedenza è di 72 Ω.

I due bracci sono tenuti assieme meccanicamente da un supporto isolante. Come linea di discesa va benissimo un cavo da 75 Ω, tipo quello normalmente usato per le discese televisive.

Importante è isolare dagli agenti atmosferici i collegamenti elettrici esposti all'esterno con vernice e nastro isolante, quest'ultimo magari del tipo auto-amalgamante.

In questo tipo di antenne risonanti, la corrente sarà massima al centro (morsetto di antenna) e minima agli estremi; di conseguenza, la tensione sarà minima al centro e massima alle estremità. Collegare quindi queste estremità a dei tiranti con degli ottimi isolatori ceramici o in teflon: devono sopportare elevate tensioni a radiofrequenza e reggere agli agenti atmosferici.

Il dipolo semplice è un'antenna di tipo bilanciato, quindi per funzionare non ha bisogno di un piano di massa ma va impiegato il balun.

La Long Wire

Un filo di lunghezza qualunque. E' questa l'antenna più semplice da realizzare. Più lungo è il filo, migliore potrà essere la resa. Sempre a patto di usare, con queste antenne, un adeguato piano di massa.

Ciò che interessa a noi, è l'impedenza presentata alla linea. Giocando con un'ampia banda di frequenze, l'impedenza varia da pochi ohm a decine di migliaia di ohm, che potrebbero non essere adattati facilmente alla radio.

Ci sono due modi di utilizzare queste antenne. Se analizziamo l'andamento dell'impedenza Z0 in funzione della frequenza f, otterremo dei minimi e dei massimi.

Le End Feed Half Wave Antenna sono lunghe 1/2 λ; presentano quindi ai morsetti una elevata impedenza. Si può ridurre questo valore con un trasformatore un-un 9:1 fino a 49:1 ed oltre, seguito da un choke-balun per arrestare le correnti di modo comune. Se sono calcolate per la frequenza più bassa, ad esempio 3.5 MHz, si possono utilizzare anche a 7, 14 e 28 MHz. Il match è ottenuto con una rete LC parallelo.

Le Random Wire Antenna invece utilizzano le zone ad impedenza più bassa, che cadono attorno a 200 Ω. Entro un certo limite, con un trasformatore 4:1 seguito da un choke-balun, si riescono ad accordare più o meno tutte le bande. Il match è ottenuto con una rete LC ad L o a pi-greco.

La lunghezza non è propriamente casuale, va cercata quella che riesce a realizzare un compromesso tra bande di frequenza e valori attorno a 200 Ω. L'uso del choke-balun è sempre obbligatorio, assieme ad una buona messa a terra o un ground plane.

La "V invertita"

La "V invertita" (Inverted V antenna) è in pratica un dipolo semplice con i rami che scendono verso terra, formando tra di loro un angolo di 90...120 °.

La lunghezza dei rami, oltre ad essere raccorciata dal fattore di velocità, risulterà ultreriormente più corta a causa della inclinazione dei due semidipoli. 

Essendo l'angolo dei due rami inferiore a 180 °, l'impedenza ai morsetti sarà inferiore a 72 Ω, raggiungendo circa i 50 Ω con un angolo di 120 °.

Per ragioni di sicurezza, oltre a limitare l'effetto del suolo, tenere le estremità ad almeno tre metri di altezza: come in tutti i dipoli avremo in questi punti il massimo della tensione a radiofrequenza.

La "L Rovesciata"

Per la costruzione di una "L rovesciata" (Inverted L antenna) è sufficiente disporre di un cavo elettrico in PVC, da 4 mm², lungo un pò di più di un quarto d'onda e teso tra due sostegni.

Il lato orizzontale viene ancorato tra due camini o ai pali di sostegno, tramite degli isolatori, oppure con degli spezzoni di corda di nylon, che assicurano un buon isolamento.

La discesa è la seconda parte dell'antenna ed è realizzata con lo stesso cavo, steso verticalmente. Va terminata presso il connettore per antenna esterna della radio, curando soprattutto una buona messa a terra.

Essendo un'antenna tipicamente induttiva, va collegata alla radio con un condensatore variabile per cancellare la reattanza positiva. Il valore dipende dalle dimensioni dell'antenna e varia da 100 a 1000 pF.

Per ottenere buoni risultati, è bene che queste antenne siano sistemate nel luogo più alto dell'edificio, lontano da ostacoli naturali e da oggetti metallici.

La Windom

L'antenna che richiede meno lavoro e che presenta il migliore rapporto costo-prestazione per i nostri scopi è l'antenna Windom, che consiste in un dipolo teso orizzontalmente dal quale la discesa viene derivata fuori centro, realizzando così due bracci lunghi rispettivamente un terzo e due terzi della lunghezza totale.

Essendo fuori centro, l'impedenza è maggiore di 50 Ω, tipicamente 300 Ω.

In origine, la discesa era un singolo conduttore collegato alla parte orizzontale. In questo modo, però, il conduttore faceva parte dell'antenna, insomma irradiava, con grossi problemi di "RF in the shack". Può andar bene se si usa soltanto in ricezione.

Attualmente, questo tipo di antenna collega la discesa o ad una linea bilanciata a 300 Ω, oppure ad un trasformatore di impedenza ed ad un balun, spostando il punto di alimentazione.

Questa antenna ha la massima resa per i segnali che giungono ortogonali alla direzione del conduttore ed ha il massimo rendimento in corrispondenza della sua frequenza di risonanza, calcolata come per i dipoli semplici.

Quindi, se ci interessano i 20 metri (centro banda a circa 14250 kHz per la fonia), la lunghezza totale del filo teso sarà di 145.000:14250 = 10,175 metri e la discesa sarà collegata ad un terzo, cioè a 3,392 metri da una estremità.

L'antenna Windom, se sufficientemente lunga, puo essere poi usata anche per lavorare su altre gamme di frequenza, lavorando in armonica.

73 de Andy IV3ONZ


Link utili e bibliografia:

  • "ARRL Antenna Book", 21st Edition
  • Constantine A Balanis, "Antenna Theory Analysis and Design" 2nd Ed., © 1982-1997 John Wiley & Sons

mercoledì 11 gennaio 2023

Caratteristiche delle antenne

Dimensionare un'antenna

In un'antenna, analogamente alle linee di trasmissione, le componenti di induttanza, capacità e resistenza sono distribuite in modo pressoché uniforme lungo tutto il filo. Supponendo che la velocità di propagazione del segnale sia uguale a quella della luce (c = 300000 km/s), la distanza che esso percorrerà in un ciclo sarà uguale a detta velocità c diviso la frequenza f:

λ = c / f

dove λ è la lunghezza d'ondaQuando il filo sarà lungo pari a λ/2, avremo la lunghezza della linea alla frequenza di risonanza, ovvero otterremo ai capi dell'antenna una pura resistenza.

La formula teorica quindi per calcolare la lunghezza totale l in metri di un'antenna risonante ad una data frequenza f in Hz, sarà:

l = 300 x 10⁶ / 2f

La lunghezza elettrica di un'antenna filare non è nella realtà uguale alla lunghezza fisica espressa in lunghezze d'onda o frazioni.

Antenne realizzate con materiali diversi avranno lunghezze fisiche diverse. A determinare la lunghezza fisica di un'antenna entra in gioco principalmente il dielettrico usato come isolante, con minor impatto poi il materiale conduttore ed il rapporto tra la lunghezza del filo ed il suo diametro.

La formula quindi per calcolare la lunghezza effettiva di un'antenna dovrà essere corretta da un fattore k, sempre minore di uno:

l = k λ/2

dove k è il fattore di velocità del conduttore.

Impedenza

L'impedenza di antenna nel punto di alimentazione dipende dal rapporto

ZL = V / I

e questo valore cambia da 0 ad infinito a seconda della lunghezza dei conduttori di antenna rispetto alla risonanza.

Spostando il punto di alimentazione rispetto il centro fisico, l'impedenza dell'antenna varia sino ad ottenere valori molto alti se il punto coincide con l'estremità.

Convenzionalmente, i valori più comuni di impedenza sono 50 Ω, ma valori inferiori o superiori possono essere facilmente ottenuti, tipicamente 75 Ω o 300 Ω.

Da notare che, nella pratica, difficilmente si potranno ottenere i valori teorici di impedenza.

Questo dipenderà da fattori esterni, quali la distanza dal suolo o da un piano di massa, la vicinanza di ostacoli, ecc.

Guadagno ed Efficenza

Il guadagno di un'antenna viene di solito definito come guadagno assoluto, ovvero riferito al radiatore isotropico, ottenuto in una data direzione.

Il guadagno massimo sarà ovviamente associato alla direzione del lobo principale.

Nelle misure, viene spesso in pratica rapportato al guadagno di un'antenna di riferimento, avente caratteristiche note, come un dipolo semplice oppure il radiatore isotropico.

Il guadagno viene espresso in dBd se riferito al dipolo semplice, oppure in dBi se riferito al radiatore isotropico. L'equivalenza tra le due espressioni è la seguente:

[dBd] = [dBi] - 2.15

L'efficienza di un'antenna tiene conto delle perdite, dovute per esempio al disadattamento con la linea di trasmissione, dalle dimensioni fisiche, dalla presenza di ostacoli, ma anche per perdite dovute ai materiali impiegati nella realizzazione.

E'data dal rapporto tra la potenza radiata (ERP) e la potenza P0 applicata ai morsetti:

eff = ERP / P0

ed è un numero puro sempre minore di 1.

Effective Aperture Size

Un'antenna ha una dimensione effettiva reale che è maggiore della sua dimensione fisica a causa della influenza con i campi elettromagnetici che la circonda.

L'apertura effettiva di un'antenna ricevente (Effective Aperture Size) è la superficie effettiva che cattura tutta la potenza che la attraversa e la fornisce ai terminali dell'antenna (area di cattura).

L'area di apertura effettiva di un'antenna in ricezione, AR, è correlata al suo guadagno GR:

AR = GR λ²/4π

Nota la densità di potenza PD, la potenza ricevuta PR sarà data da:

PR = PDAR = PDGRλ²/4π

Antenna Factor AF ed altezza efficace in ricezione

Il Fattore di Antenna (Antenna Factor, AF) è definito come il rapporto tra il campo elettrico E prodotto da una certa antenna ed il valore di tensione V presente ai morsetti della stessa. E' un parametro utile nelle misure di campo, dal quale è facile risalire alla potenza applicata e viceversa. Si misura in dB/m o 1/m.

Poichè il campo elettrico prodotto da un'antenna è indipendente dalla frequenza, è facile risalire ad esso conoscendo l'AF e la tensione (o potenza) applicata, nota l'impedenza di antenna.

L'altezza efficace è il reciproco dell'antenna factor ed indica il punto dove l'intensità di campo elettrico presente di fronte ad un'antenna ricevente genera la massima tensione ai morsetti. E' il rapporto tra la tensione ai morsetti ed il campo elettrico, si misura in metri.

Banda passante

Le antenne risonanti hanno una banda passante ridotta, dovuta all’effetto della risonanza.

La banda passante di un'antenna è il range di frequenze nel quale le caratteristiche dell'antenna non degradano in modo sostanziale, secondo standard definiti.

Poiché la banda passante è influenzata da diversi fattori (impedenza di ingresso, pattern, lobo principale, polarizzazione, lobi secondari, guadagno, efficienza, dimensioni geometriche) si definisce la banda passante come funzione della variazione di impedenza di ingresso.

Considerando quindi il disadattamento con la linea di trasmissione, cioè un valore di onde stazionarie, generalmente la banda passante cade in quei valori di ROS minori di 2 : 1.

Polarizzazione

La polarizzazione di un'antenna in una data direzione coincide con la polarizzazione del campo elettromagnetico emesso dall'antenna stessa. Essa è riferita al lobo principale.

La polarizzazione coincide in pratica con il piano contenente il campo elettrico, parallelo al piano contenente il dipolo.

Il campo magnetico si dispone in modo ortogonale (a 90°) rispetto al campo elettrico.

A distanze sufficientemente lontane dall'antenna (far field), affinchè le onde emesse possano essere considerate piane, la direzione della componente elettrica del campo elettromagnetico coincide con la direzione del conduttore di antenna.

La polarizzazione di un'antenna coincide quindi con la posizione relativa del campo elettrico rispetto al suolo.

Esistono tre tipi di polarizzazione comunemente usati:

  • polarizzazione lineare;
  • polarizzazione circolare;
  • polarizzazione ellittica.

La polarizzazione lineare comprende la polarizzazione orizzontale e la polarizzazione verticale; il piano del campo elettrico, in campo lontano, non cambia.

Combinando opportunamente due antenne, incrociandole ed alimentandole uno sfasata di 90° rispetto all'altra, il campo elettrico ruota rispetto al suolo, in direzione destrorsa o sinistrorsa; si parla così di polarizzazione circolare.

Se l'ampiezza dei due campi elettrici incrociati non è uguale, si parla di polarizzazione ellittica.

Nelle gamme radioamatoriali in onda corta vengono usate indifferentemente la polarizzazione orizzontale o verticale, poiché nella riflessione dei segnali da parte della ionosfera avvengono di continuo rotazioni di fase e polarizzazione.

Nelle gamme in onda ultracorta, VHF o superiori, viene adoperata la polarizzazione verticale per i collegamenti in portata ottica; nei collegamenti DX viene adoperata la polarizzazione orizzontale.

Nei collegamenti spaziali, a causa della continua rotazione di fase, viene adoperata  la polarizzazione circolare.

Resistenza di radiazione

L'energia  fornita ad un'antenna viene dissipata sotto forma di onda elettromagnetica e di perdite in calore. La parte irradiata è quella più utile, alla risonanza in entrambi i casi la potenza è uguale a:

P = I² R

Nelle perdite è una resistenza reale, nell'irradiazione è invece una resistenza fittizia, detta appunto resistenza di irradiazione.

La potenza totale dissipata da un'antenna sarà quindi:

P = I² (R0 + Rl)

dove R0 è la resistenza di irradiazione ed Rl è la resistenza di perdita. Essendo nota R, si vede come riducendo la parte di perdita Rl si aumenta la potenza radiata.

Potenza Effettiva Radiata (ERP)

La potenza effettiva irradiata o potenza irradiata equivalente (ERP - Effective Radiated Power) è la potenza che dovrebbe irradiare un dipolo, radialmente e sul piano ortogonale, per avere la stessa potenza misurata sull'antenna in prova, nella direzione di massimo campo. Essa è valutata aggiungendo alla PEP del trasmettitore il guadagno dell'antenna e sottraendo eventuali perdite del sistema.

L'ERP si esprime secondo la formula:

ERP = Px + Gt [dBm]

dove ERP è la grandezza che si intende calcolare (espressa in dBm o dBW), Px è la PEP emessa dal trasmettitore (espressa in dBm o dBW) e Gt è il guadagno d'antenna espressa in dB.

Oppure, esprimendo la ERP e Px in W ed usando Gt come numero puro (guadagno):

ERP = Px  Gt [W]

Potenza isotropica irradiata equivalente (EIRP)

In telecomunicazioni, con il termine EIRP (acronimo di Equivalent Isotropic Radiated Power, ossia potenza isotropica irradiata equivalente), si intende una misura di potenza radio irradiata da un'antenna riferita al radiatore isotropico.

La potenza irradiata viene calcolata sommando alla PEP in dBm o dBW le perdite della linea in dB ed il guadagno dell'antenna in dBi (oppure in dBd +2.15), ed è un valore riferito al radiatore isotropico.

Rispetto all'ERP, la EIRP è sempre più grande di 2.15 dB.

Impedenza dello spazio libero

L'impedenza nello spazio libero è data dal rapporto tra il campo elettrico E e quello magnetico H prodotti da un'antenna, è una costante e vale 377 Ω. Questo è valido quando il campo elettromagnetico è preso in considerazione nella zona di Fraunhofer (far field).

Effetto del suolo, ground plane

Le prestazioni di un'antenna vengono modificate in modo considerevole dalla presenza del terreno sottostante.

Il suolo si comporta come un immenso riflettore, le onde così riflesse si combinano con quelle dirette in vari modi, secondo l'orientamento dell'antenna rispetto al suolo, la sua altezza e le caratteristiche del terreno.

Per spiegare il ruolo del terreno, si immagina che esista un'antenna speculare a quella vera, posta nel suolo sottostante.

Il suolo in realtà non è un buon conduttore, quindi spesso si deve ricorrere ad artifici per migliorare le sue caratteristiche.

E' possibile simulare l'effetto di un terreno perfettamente conduttore interrando una superficie metallica sotto l'antenna, oppure sistemando una griglia metallica o una serie di fili a raggiera.

Questo piano metallico prende il nome di piano di terra (ground plane).

Potenza massima applicabile

E' la massima potenza di un segnale applicato ad una antenna trasmittente. E' generalmente indicata come massima Peak Envelope Power (PEP) applicabile.

Le antenne dedicate alla sola ricezione possono avere massime PEP molto basse, se non nulle, anche per la possibile presenza di un front-end attivo (LNA, preamplificatore a basso rumore).

Se l'antenna è passiva, dipende principalmente dalle dimensioni dei conduttori.

Diagramma di radiazione

Il campo elettrico emesso nello spazio avrà una certa forma. Il diagramma di radiazione (Radiation Pattern) è una rappresentazione grafica di come un'antenna irradia il suo segnale.

Esistono tre tipologie di radiatori:

  • Radiatore isotropico
  • Radiatore direzionale
  • Radiatore omnidirezionale

Il radiatore isotropico è definito come “una ipotetica antenna ideale che ha uguale irraggiamento in tutte le direzioni”. Ne consegue che, essendo ideale, non è realizzabile ma è preso come riferimento nel determinare le caratteristiche delle antenne reali.

Il radiatore direzionale “ha proprietà di trasmettere o ricevere un'onda elettromagnetica maggiormente in particolari direzioni che non in altre”.

Il radiatore omnidirezionale “ha proprietà di trasmettere o ricevere un'onda elettromagnetica in modo uniforme lungo un piano di polarizzazione”.

Vengono definiti i lobi di radiazione come “una porzione del diagramma di radiazione formato da aree di intensità di radiazione omogenee”.

5ele Twin Delta Loop da 4nec2

Il lobo principale (major lobe o main beam) è il lobo contenente la maggior parte dell'energia ed è la direzione di maggiore irraggiamento.

Il lobi minori o secondari (minor lobe) sono tutti gli altri lobi individuati.

Il lobo laterale (side lobe) occupa una qualsiasi direzione, normalmente vengono indicati come side lobe i lobi adiacenti il lobo principale.

Il lobo posteriore (back lobe) è il lobo secondario occupante la zona posta a 180° rispetto il lobo principale.

I lobi secondari sono generalmente visti come irraggiamenti in direzioni non volute, quindi perdite, ed andrebbero portati al minimo.

5ele Twin Delta Loop da 4nec2

Spazio di radiazione

Lo spazio circostante l'antenna viene suddiviso in tre regioni spaziali:

  • Zona reattiva di campo vicino (Reactive Near Field Region);
  • Zona radiante di campo vicino (Fresnel zone, Radiating Near Field);
  • Zona di campo lontano (Fraunhofer zone, Far Field)

Questo perché la struttura del campo elettromagnetico, allontanandosi dal radiatore, assume caratteristiche diverse.

Considerando i singoli apporti di campo di piccoli tratti di antenna dz, il campo elettromagnetico emesso da un’antenna assume l’aspetto di quello in figura:

Ciò a causa della somma vettoriale delle singole emissioni, che vanno a creare dei pieni e dei vuoti attorno al filo nello spazio circostante. Questo tipo di propagazione avviene in quello che è definito come campo vicino (near field region).

Nella reactive near field region predomina la parte reattiva del campo elettromagnetico e circonda le immediate vicinanze dell'antenna.

La radiating near field region (zona di Fresnel) è la zona di transizione tra il near field ed il far field. La distribuzione angolare del campo elettromagnetico dipende dalla distanza.

Nella far field region (zona di Fraunhofer) la distribuzione angolare del campo elettromagnetico non dipende più dalla distanza e la densità di potenza è uniforme. Essendo uniforme, decresce con la distanza e l’onda assume la forma di onda piana.

Nella pratica vengono distinte solo la seconda e la terza zona, indicandole come near field e far field, ponendo il confine tra di loro secondo la relazione:

df = 2D² / λ

Dove df è l'inizio della zona di Fraunhofer, D è il diametro dell'area occupato dall'antenna (vista di fronte) e λ è la lunghezza d'onda.

La direttività di un'antenna è definita come il rapporto tra l'intensità di radiazione di un'antenna in una data direzione e l'intensità di radiazione media in tutte le direzioni.

L'intensità di radiazione media è il rapporto tra la potenza totale irradiata e 4π, considerando l'irraggiamento sferico, in tre dimensioni.

Nella pratica si considera l'angolo di maggiore irradiazione, ovvero quello occupato dal lobo principale.

73 de Andy IV3ONZ


Link utili e bibliografia:

  • "ARRL Antenna Book", 21st Edition
  • Constantine A Balanis, "Antenna Theory Analysis and Design" 2nd Ed., © 1982-1997 John Wiley & Sons

venerdì 6 gennaio 2023

Le antenne in teoria

L’antenna è definita, secondo l'IEEE Standard Definitions of Terms for Antennas (IEEE STD 145-1983) come

"un mezzo per trasmettere e ricevere onde radio”

Un'antenna trasmittente  è un trasduttore che collega i circuiti radio allo spazio libero, convertendo un segnale presente in una linea di trasmissione in un'onda elettromagnetica (EMW, electromagnetic wave) che si propaga nello spazio libero. 

Un'antenna ricevente è un trasduttore che converte un'onda elettromagnetica dallo spazio libero in un segnale, su una linea di trasmissione e quindi al circuito di ricezione.

In genere, per reciprocità, un'antenna può funzionare ugualmente bene sia in ricezione che in trasmissione. 

  • Nel caso di un'antenna trasmittente, essa si comporta da carico.
  • Nel caso di un'antenna ricevente, questa si comporta da generatore.

In entrambi i casi, per funzionare al meglio, ovvero per evitare riflessioni nella linea di trasmissione, le rispettive impedenze devono essere adattate alla linea di trasmissione.

Insieme, le antenne trasmittenti e riceventi fanno parte del link RF (RF path). Esso è il percorso tra l'uscita del circuito trasmittente e l'ingresso del circuito ricevente e generalmente avviene nello spazio libero.

Di solito, questo percorso include:

  • Il cavo dal trasmettitore all'antenna di trasmissione;

  • L'antenna di trasmissione stessa;

  • Il percorso di propagazione;

  • L'antenna di ricezione;

  • La linea di trasmissione che collega l'antenna di ricezione al circuito del ricevitore.

Il segnale ricevuto sarà sempre molto più piccolo del segnale trasmesso, questo perchè nel tragitto del percorso di propagazione si avrà una forte attenuazione, dipendente dalla frequenza usata.

Inoltre, nello spazio libero il segnale elettromagnetico si diffonde, diffrange, riflette ed è parzialmente bloccato da oggetti come colline ed edifici.

Il campo elettromagnetico prodotto dall'antenna sarà sempre composto dalle sue componenti elettrica (E-Field) e magnetica (H-Field). Considerando queste componenti come vettori, possiamo poi affermare che saranno sempre ortogonali tra di loro.


In particolare, il campo elettrico lo troveremo sempre parallelo al piano dell'elemento radiante ed il campo magnetico sarà sempre ortogonale ad esso.

Il radiatore isotropico

Come base teorica allo studio delle antenne, è utile fare riferimento alla direttività e radiazione di un'antenna rispetto al radiatore isotropico.

Il radiatore isotropico è un'antenna fittizia che non ha perdite e irradia ugualmente in tutte le direzioni, in modo che la densità di potenza Sr sia solo una funzione della distanza dal centro r.

Poiché l'antenna isotropica non ha perdite, la potenza assorbita PIN dell'antenna è uguale alla potenza irradiata:

Antenne risonanti

Le antenne risonanti stabiliscono un'onda stazionaria di corrente in risonanza alla frequenza richiesta. Questo avviene secondo le regole delle linee aperte o in corto circuito quando l’estensione dell'antenna è pari ad un quarto o mezza lunghezza d'onda. Sono per questo anche conosciute come antenne ad onde stazionarie.

Sono intrinsecamente a banda stretta, a causa della risonanza necessaria per stabilire un’intensa onda stazionaria di corrente. Come esempio, possiamo citare il dipolo a mezz’onda, i monopoli ad un quarto d’onda e le antenna patch.

Funzionano in questo modo: 

Quando viene applicata una tensione sinusoidale al conduttore di un'antenna, le cariche (cioè gli elettroni liberi) accelerano o decelerano sotto l'influenza di una sorgente di tensione applicata, che tipicamente proviene da una linea di trasmissione.

Quando le cariche accelerano (o decelerano), producono sempre un campo elettromagnetico che si irradia lontano dall'antenna.

In un punto qualsiasi dell'antenna è quindi presente una corrente che varia in modo sinusoidale nel tempo. L'accelerazione delle cariche è pure sinusoidale, con un'ampiezza direttamente proporzionale all'ampiezza della corrente.

Quando la corrente giunge all'estremità del conduttore, può trovare un circuito aperto oppure un corto circuito. A questo punto otteniamo una riflessione della corrente verso il generatore (o la linea di trasmissione).

Per ottenere un'antenna efficiente, tutta la corrente dovrebbe andare nella stessa direzione in un determinato momento.

Un modo per ottenere questo è di stabilire un'onda stazionaria in regime di risonanza.

All'estremità aperta, a causa della riflessione, la corrente totale è nulla. Le onde di corrente diretta e riflessa si combinano per creare l'onda stazionaria. Se l'antenna ha la giusta lunghezza, tutta la corrente totale (onda stazionaria) va nella stessa direzione.

La lunghezza ottimale è quella che comporta la risonanza nel conduttore di antenna, ed è di mezza lunghezza d'onda, un quarto d'onda se consideriamo il singolo conduttore. Se il filo è più lungo o più corto, i contributi al campo dei segmenti di corrente diretti in senso opposto si attenuano o si annullano.

Quando ci troviamo in risonanza, e quindi abbiamo una forte corrente, questo si traduce in una forte accelerazione di carica e quindi in intensi campi elettromagnetici irradiati.

Quando invece un campo elettromagnetico interessa un conduttore, il campo fa accelerare le cariche nel conduttore stesso, induce una tensione che si propaga lungo l'antenna e quindi raggiunge la linea di trasmissione collegata.

La tensione indotta sarà massima se il conduttore totale di antenna sarà lungo metà lunghezza d'onda, ovvero sarà in risonanza alla frequenza del campo elettromagnetico.

Antenne lunghe multipli dispari di λ/2 prendono il nome di antenne risonanti in armonica.

Antenne non risonanti

Se un'antenna risonante ha una banda passante limitata, per realizzare antenne a larga banda (broadband antenna) dobbiamo evitare il fenomeno della risonanza.

Le Traveling Wave Antenna hanno le caratteristiche di un'ampia larghezza di banda e di grandi dimensioni rispetto alla lunghezza d'onda impiegata.

Sono intrinsecamente a banda larga, a causa della assenza di onde stazionarie di corrente. Come esempio, possiamo citare le antenne a trombone (Horn antenna), le antenne elicoidali (Helicoidal o helix antenna) e l'antenna beverage.

Funzionano in questo modo:

Queste antenne iniziano come una struttura di linea di trasmissione che si allarga lentamente, fornendo una transizione a bassa riflessione dalla linea di trasmissione allo spazio libero, che si comporta da carico. La larghezza di banda può essere molto ampia e dipende principalmente dalla gradualità della transizione.

La transizione dall'impedenza della linea a quella dello spazio aperto viene offerta dall'apertura progressiva di queste antenne. In questo modo non si generano onde stazionarie, poichè si comportano come un adattatore di impedenza.

Caratteristica principale di queste antenne è che devono necessariamente essere terminate su di un carico: può essere lo spazio aperto, con la sua impedenza caratteristica di 377 Ω, oppure un resistore adeguatamente dimensionato.

Densità di radiazione

Le antenne non irradiano ugualmente in tutte le direzioni, concentrando la potenza irradiata lungo il lobo principale (o maggiore) dell'antenna.

Questo effetto di focalizzazione è chiamato direttività. La potenza in una particolare direzione è caratterizzata dalla densità di radiazione.

La densità di radiazione Sr è la potenza per unità di area espressa in [W/m²] e sarà massima nel lobo principale.

Sr = ∂Pr / ∂A

Dove ∂Pr è la potenza trasmessa e ∂A è la superficie alla distanza r.

Sr cala all'aumentare della distanza in modo quadratico nello spazio libero. E’ data anche dal prodotto dei vettori del campo elettrico E per quello magnetico H:

Sr = E x H

73 de Andy IV3ONZ


Link utili e bibliografia:

  • AA.VV., "ARRL Antenna Book", 21st Edition
  • Constantine A Balanis, "Antenna Theory Analysis and Design" 2nd Ed., © 1982-1997 John Wiley & Sons
  • Michael Steer, "Microwave and RF design radio systems", © 2019 by M.B. Steer
  • 4nec2



sabato 22 ottobre 2022

La propagazione dei segnali radio

 

La propagazione di un'onda elettromagnetica è “tutto quello che avviene ai segnali radio dopo che hanno lasciato la nostra antenna”. E’ in pratica il processo per il quale le onde elettromagnetiche si trasferiscono da un luogo all’altro.

Essa inizia quando mandiamo una corrente attraverso un’antenna. Istantaneamente, un campo elettromagnetico inizia ad irradiarsi attraverso lo spazio, pressappoco alla velocità della luce. Questo campo elettromagnetico ha diverse dimensioni:

  • Ampiezza, la forza del campo;
  • Direzione;
  • Lunghezza d’onda;
  • Polarizzazione;
  • Velocità.

Nello spazio intergalattico, ovvero nel vuoto, la propagazione assume un aspetto “ideale”. Il vuoto è definito come “un mezzo lineare, isotropico, nondispersivo, omogeneo e non dipendente dal tempo”.

  • E’ lineare perchè conduce le onde nello stesso modo lungo il percorso.
  • E’ isotropico perchè non ha direzionalità.
  • E’ nondispersivo perchè non interessa la polarizzazione dell’onda;
  • E’ omogeneo e non dipendente dal tempo perchè ha le stesse proprietà dielettriche nel tempo in tutto il percorso.

In realtà le cose sono un pò più complicate. Lungo la superficie terrestre, e nell’atmosfera, non avremo mai alcun percorso lineare, isotropico, nondispersivo, omogeneo e non dipendente dal tempo disponibile ad alcuna frequenza.

La Terra è una colossale barriera nei confronti della maggior parte dei segnali radio che, una volta lasciata l’antenna, iniziano ad interagire con ogni sorta di ostacolo: dalle molecole d’aria al pulviscolo, agli ostacoli naturali come montagne o alberi, alle costruzioni ed ai fenomeni atmosferici.

Sono due gli elementi essenziali da conoscere per effettuare con successo un collegamento radio:

  • La frequenza di lavoro;
  • La specifica natura del mezzo attraverso il quale si propagano i segnali.

Le bande di frequenza che abbiamo a disposizione vanno da 137 kHz a 250 GHz; abbiamo quindi uno spettro vasto in cui operare. Il mezzo che dovremo adoperare è tutto ciò che sta tra il suolo e la parte più alta dell'atmosfera terrestre. Avremo quindi diversi modi di propagazione di un'onda elettromagnetica, e questa si propagherà attraverso essi a seconda di diverse condizioni fisiche e della frequenza di lavoro.

I principali modi di propagazione saranno quindi:


73 de Andy IV3ONZ

Link utili e bibliografia:

  • M. Burnette, "The fast track to understanding ham radio propagation", © 2018 M. Brunette
  • ARRL, "The ARRL Handbook for Radiocommunications", © ARRL 2011
  • G. Gerzelka, "Manuale dell'operatore DX", © 1979 Franco Muzzio & C. Editore
  • M. Martinucci, "Elementi di propagazione ionosferica", © 1993 C&C Edizioni Radioelettroniche
  • I. Poole, "Radio Propagation Principles & Practice", © RSGB 2013

lunedì 5 settembre 2022

Disturbi nella propagazione radio

Evanescenze


Il percorso di un'onda radio può essere perturbato da diversi fattori, tra i quali la riflessione e la rifrazione delle onde elettromagnetiche. Questi generano rotazioni di fase e ritardi nel segnale.

Se nel tragitto esistono più percorsi dovuti a riflessioni, nel luogo di ricezione il segnale risultante sarà la somma vettoriale delle varie componenti.

Questo significa che se arrivano in fase, otterremo un aumento del segnale. Se arrivano in controfase, otterremo invece un annullamento del segnale.

Ostacoli in movimento, riflessioni troposferiche e ionosferiche generano di continuo percorsi che contribuiscono all'effetto dell'evanescenza.

E' sempre possibile il collegamento bidirezionale?

Quando ascoltiamo una chiamata radio, siamo portati alla conclusione che possiamo sicuramente rispondere e venire ascoltati, in pratica che il collegamento radio teoricamente dovrebbe essere possibile.

Talvolta però succede che ciò non è vero.

Banalmente, può essere dovuto alla scarsa efficienza di una o di entrambe le stazioni, come ad esempio una potenza troppo bassa in trasmissione, oppure per la scarsa sensibilità del ricevitore o per l'uso di antenne inadeguate allo scopo.

Il tragitto dei segnali radio potrebbero avere direzioni diverse, oppure anche essere influenzati da diverse condizioni di MUF e LUF rispetto al percorso. Lo strato riflettente potrebbe avere una posizione inclinata rispetto alla superficie terrestre ma anche, nei salti per mezzo dello strato F2, ci potrebbe essere uno strato Es su un estremo del percorso.

Una cosa è chiara: di solito questo avviene quando una delle stazioni corrispondenti è sull'emisfero diurno e l'altra in quello notturno.

Disturbi da strato E-sporadico (Es)

Può essere ovvio che cos'è un disturbo nella propagazione. Segnali che normalmente riceviamo o collegamenti ritenuti "facili" non sono fattibili, se non con difficoltà. Ma potremmo notare anche il contrario: riuscire a collegare la stazione "troppo" vicina o "troppo" lontana.

Questo può essere dovito per esempio quando si forma uno strato Es con una MUF elevata. Avremmo un DX facile anche in bande che normalmente risultano chiuse.

Ma per i collegamenti normali, lo strato Es rimane un fattore di disturbo. Questo perchè i segnali, normalmente riflessi da uno degli strati F, vengono deviati ad opera dello strato Es, normalmente più basso, così da accorciare di molto la portata del segnale.

Ne consegue che sono necessari più salti per raggiungere il corrispondente, richiedendo un uso maggiore di potenza di trasmissione. Come se non bastasse, le zone che riflettono il segnale non sono fisse, disturbando la ricezione con fenomeni di fading e distorsione di fase.

Possiamo quindi dire che l'effetto di disturbo dello strato Es dipende dal percorso che fa il nostro segnale.

Per segnali che attraversano l'Equatore, i disturbi si manifestano quasi esclusivamente di giorno e tutto l'anno, poichè nella zona dell'Equatore gli strati Es sono spesso presenti e non influenzati dalle stagioni.

Contrariamente alle zone equatoriali, nelle zone polari gli strati Es sono presenti normalmente di notte; in questo modo i percorsi dei segnali vengono influenzati principalmente durante la notte polare.

Nella zona temperata, essi sono tipicamente stagionali, con i massimi in gennaio, tra maggio e luglio ed in dicembre, di giorno.

Disturbi da attività solare

Questi sono disturbi che si formano quasi senza interruzioni, con intensità molto diverse, colpendo in zone diverse e tempi diversi.

Particolarmente colpiti sono i percorsi dei segnali che attraverso le zone polari durante la notte. Invero, i tragitti alle medie latitudini geografiche sono interessati con minore intensità.

I percorsi dei segnali che attraverso invece la fascia equatoriale sono anch'essi disturbati moderatamente, ma per tutto l'anno.

Tutti questi disturbi si manifestano con un fading più o meno profondo.

Se il fattore di attenuazione dello strato D assume valori molto alti, non riusciremo più ad attraversarlo anche con l'uso di potenze maggiori.

Lo strato D è influenzato da tre disturbi:

  • la Sudden Ionospheric Disturbance (SID; tempesta ionosferica);
  • due tipologie di Polar Blackout (PB).

La SID si manifesta solo di giorno, colpendo contemporaneamente tutta la superficie esposta. Essa dura da alcuni minuti ad alcune ore: si manifesta improvvisamente e termina in modo lento e progressivo.

Le SID possono chiudere totalmente le bande radio se molto forti, anche se quelle più coinvolte sono le onde medio/corte e le basse onde corte.

I PB invece si manifestano soprattutto durante i massimi di macchie solari, presentandosi diverse volte  al giorno; durante i minimi invece possono passare mesi senza disturbi.

Il primo tipo di PB è piuttosto raro e lo avremo quasi esclusivamente durante i massimi di macchie solari, durando di solito per parecchi giorni.

Il secondo tipo è più frequente e coincide soprattutto con le fasi principali delle aurore polari (in marzo e settembre) e dura da alcune ore fino ad alcuni giorni.

Con i PB si ha la chiusura totale dei collegamenti radio solo se una parte del percorso dei segnali attraversa latitudini piuttosto elevate (60° e oltre).

Le onde lunghe e lunghissime sono un ottimo indicatore di SID e PB, in quanto si ha un forte aumento dell'intensità di campo.

La Grey Line e le onde terrestri

Le onde terrestri consentono normalmente un collegamento radio, su breve distanza, molto stabile. Ma durante le fasi locali dell'alba e del crepuscolo, quando lo strato D si sta formando oppure sciogliendo, coesistono sia le onde di terra che quelle riflesse dalla ionosfera.

Per effetto della somma delle fasi dei segnali che arrivano al ricevitore, ne deriva un'evanescenza più o meno profonda.

Questo effetto è molto sfavorevole, soprattutto nella ricezione delle stazioni commerciali sulle onde medie.

L'effetto Lussemburgo

Questo disturbo della propagazione è stato notato per la prima volta negli anni trenta quando, sintonizzata una stazione francese (Radio Paris), si poteva ascoltare in sottofondo la potente emissione di Radio Lussemburgo, che trasmetteva su di una frequenza alquanto distante dalla prima.

La differenza di frequenza era tale da escludere fenomeni di intermodulazione nel ricevitore stesso.

Da prove effettuate in quegli anni, il disturbo doveva essere causato da fattori esterni al ricevitore.

La causa poi teorizzata è l'interazione non lineare tra il plasma di elettroni negli strati riflettenti della ionosfera e le onde radio.

Quando due segnali a frequenza diversa vengono mescolati da un mezzo non lineare, il risultato è la formazione di diversi segnali a frequenze multiple tra loro dovute al prodotto tra i due.

Questo fenomeno è noto come intermodulazione. E' usato per esempio dai circuiti di conversione nei ricevitori supereterodina, ma è provocato anche dagli stessi quando forti segnali indesiderati "battono in frequenza" con quelli utili, generando sia spurie di modulazione che veri e propri segnali "fantasma" (frequenze immagine).

73 de Andy IV3ONZ

Link utili e bibliografia:

  • ARRL, "The ARRL Handbook for Radiocommunications", ARRL 2011
  • G. Gerzelka, "Manuale dell'operatore DX", (C) 1979 Franco Muzzio & C. Editore
  • M. Martinucci, "Elementi di propagazione ionosferica", (C) 1993 C&C Edizioni Radioelettroniche
  • I. Poole, "Radio Propagation Principles & Practice", RSGB 2013
 

Previsioni di propagazione ionosferica

Le previsioni di propagazione ionosferica sono direttamente correlate all'andamento della meteorologia solare (Weather Forecast).

Nel web si trovano diversi servizi di previsione, gestiti principalmente da enti governativi.

Tutte le informazioni riguardanti la propagazione vengono elaborate e distribuite principalmente dal NOAA e dalla NASA:

http://www.swpc.noaa.gov/communities/space-weather-enthusiasts

Per l'Europa segnalo il sito dell'UKMO:

https://www.metoffice.gov.uk/weather/specialist-forecasts/space-weather

Altri siti, come:

http://www.solarham.net/
http://www.spaceweather.com/
http://www.hamqsl.com/solar.html
http://dx.qsl.net/propagation/

Riportano gli stessi dati, più o meno aggiornati.

I principali dati da tenere in considerazione sono riassunti in questo banner, scaricabile ed utilizzabile dal sito http://www.hamqsl.com/solar.html:


Come interpretare i dati.

  • SFI - Indice di flusso solare

E' un valore riportato dal DRAO (Dominion Radio Astrophysical Observatory) di Penticton, British Columbia, con valori che vanno da 62.5 a 300. Esso indica l'intensità della radiazione solare misurata a 2800 MHz (10.7 cm).

E' una buona indicazione della ionizzazione dello strato F: maggiore è questo numero, più alta sarà la ionizzazione e più alta sarà la MUF.

Viene misurato tre volte al giorno e viene riportata l'ultima misura. L'SFI è correlato al 304A (misura a 304 Angstrom).

  • SN - Numero di macchie solare

E' un valore riportato dal NOAA, esso varia da 0 a 250. Il numero giornaliero di macchie solari riportato dal NOAA viene calcolato con la formula [R = k (10g + s)] (Rudolph Wolf, 1848), dove R è il numero di macchie, g è il numero di gruppi di macchie nel disco solare, s è il totale di macchie in tutti i gruppi e k è un fattore di scala variabile (normalmente minore di 1).

SN è vagamente correlato all' SFI. Viene aggiornato una volta al giorno.

  • A - Indice planetario A

Sono valori compresi da 0 a 400. Indica il livello di instabilità del campo geomagnetico terrestre. E' la media di otto letture effettuate in tre ore del valore dell'indice K, misurato in nanotesla [nT].

Se usato assieme all'indice K indica l'instabilità del campo geomagnetico: con alti valori di A i segnali HF tendono a calare; alcuni path possono chiudersi mentre altri improvvisamente aprirsi.

Alti valori di K e bassi valori di A indicano invece una breve interruzione della propagazione HF e la presenza di aurore. Viene aggiornato una volta al giorno.

  • K - Indice planetario K

Sono valori compresi da 0 a 9. Esso misura il disturbo nella componente orizzontale del campo magnetico terrestre.

I valori sono riportati in nT; viene misurato usando un magnetometro durante un intervallo di tre ore, viene poi convertito in un fattore.

Usato insieme all'indice A, si usa per determinare le condizioni di propagazione. Viene aggiornato otto volte al giorno.

  • X-Ray or XRY, 304A, Pnt Flx, Elc Flx - Flusso di particelle

Questi sono valori sempre maggiori di 0. Essi misurano la quantità di particelle, come i raggi X, i protoni, gli elettroni e tiene conto dell'intensità di campo a 304 Angstrom, quindi del flusso e vento solare.

Vengono misurati dai satelliti in orbita polare NOAA, con valori aggiornati ogni ora.

  • Aurora, Aur Lat - Aurora e latitudine minima di osservazione

Questo valore riporta la chiusura delle bande per nessuna o bassa attività aurorale: High LAT AUR per attività aurorale > 60 °N; MID LAT AUR per attività aurorale tra 60 ° e 30 °N. Aggiornato ogni ½ ora.

  • Bz, SW - Componente Bz e Vento Solare

Bz indica la forza e direzione del campo magnetico interplanetario influenzato dall'attività solare. Quando il valore è negativo, diminuisce il campo magnetico terrestre aumentando l'effetto delle particelle solari.

SW indica la velocità  in km/s delle particelle che attraversano la Terra. Maggiore è tale velocità, maggiore sarà la pressione che esercitano sulla ionosfera. Valori più grandi di 500 km/s impattano nelle comunicazioni HF. Valori aggiornati ogni ora.

 

73 de Andy IV3ONZ

Link utili e bibliografia:

  • M. Burnette, "The fast track to understanding ham radio propagation", (C) 2018 M. Brunette
  • ARRL, "The ARRL Handbook for Radiocommunications", ARRL 2011
  • G. Gerzelka, "Manuale dell'operatore DX", (C) 1979 Franco Muzzio & C. Editore
  • M. Martinucci, "Elementi di propagazione ionosferica", (C) 1993 C&C Edizioni Radioelettroniche
  • I. Poole, "Radio Propagation Principles & Practice", RSGB 2013

sabato 23 luglio 2022

Collegamenti radio in portata ottica

L'orizzonte radio

Quando si parla di “linea di vista”, si immagina che tutto ciò che sta oltre l'orizzonte visibile terrestre non possa essere veduto. Questo, per nostra fortuna, non è vero in quanto i segnali radio, oltre l’orizzonte ottico, vengono diffratti ottenendo un aumento di portata del 15 % rispetto alla luce.

Le onde radio viaggiano in tutte le direzioni. Prendendo quella in particolare tra due punti, essa diventa una linea retta.

Altra caratteristica fondamentale: le antenne devono vedersi dal punto di vista radio; il limite si è visto che è un pò più in là dell'orizzonte ottico. E più sono in alto, più lontano sarà l'orizzonte coperto.

Aumentando l’altezza delle antenne, si ottiene in corrispondenza un aumento della portata. L'orizzonte radio è dato dalla formula:

dr = 4.12 x √h

Dove:

  • dr = distanza radio in [km]
  • h = altezza delle antenne in [m] (somma)

Due portatili, a un metro e mezzo di altezza, daranno una portata massima teorica di circa 7 km. Questo perchè si andrà a creare una zona d'ombra via via che ci allontaneremo, oltre l'orizzonte radio.

 

Scatter terrestre e Multipath Fading

Sulla terraferma ci saranno inoltre molti ostacoli attorno a noi che potranno riflettere in modo caotico i segnali a frequenza molto alta (dalle VHF in su). Minore sarà la lunghezza d’onda, maggiore sarà l’effetto di riflessione.

Queste riflessioni creano dei percorsi multipli che, una volta arrivati al ricevitore, si sommano vettorialmente causando evanescenze e distorsioni del segnale.

Minore sarà la lunghezza d’onda e maggiore sarà l’effetto di riflessione.

 

Zona di Fresnel

Non ci devono essere tuttavia ostacoli tra le due antenne, neanche nelle immediate vicinanze: la loro presenza attenua, anche fortemente, il segnale a causa delle rifrazioni e conseguente generazione di multipath fading.

Si definisce zona di Fresnel la zona a forma di ellisse tra le due antenne dove le riflessioni delle onde radio non sono fattore di disturbo nella propagazione del segnale. Si calcola con la formula

Rf = ½ √λd x 0.6

dove Rf è il raggio visto alla distanza d dall'antenna più vicina.

 

Diffrazione “knife edge”

Un altro fenomeno della propagazione è la diffrazione a lama di coltello (knife edge diffraction).

E’ noto, sin dagli studi di Huygens nel 1600, che la luce si diffonde oltre uno spigolo secondo uno schema di interferenza. Essa è legata alla zona di Fresnel e crea, oltre all’ostacolo dello spigolo, una zona dove la ricezione può essere ancora possibile.

E’ evidente che molta parte del segnale viene persa, ma una situazione di questo tipo può risolvere o spiegare problemi di collegamento dovuti ad ostacoli.

 

Link Budget

Chi lavora con moduli radio ricetrasmittenti ha a che fare con un dato, reso dal costruttore, che è il Link Budget. Esso è la differenza, in decibel, tra la potenza massima trasmessa e la sensibilità del ricevitore, antenne e cavi compresi.

Si ricava con la formula:

Link Budget = Ptrasm1 + Gant1 + Gant2 - Sens2

dove:

  • Ptrasm1 = Potenza del trasmettitore in dBm;
  • Gant1 = Guadagno dell'antenna trasmittente in dB;
  • Gant2 = Guadagno dell'antenna ricevente in dB;
  • Sens2 = Sensibilità del ricevitore in dBm.
 

L'attenuazione di tratta

Il segnale deve percorrere una certa tratta in aria per arrivare dal trasmettitore al ricevitore. Ed in questo percorso subisce una attenuazione, la cosiddetta attenuazione di tratta.

Si calcola matematicamente con la formula di Friis:

At = 32.4 + 20 Log10(f) + 20 Log10(Dr)

dove:

  • At = Attenuazione di Tratta in dB
  • f = Frequenza in MHz
  • Dr = Distanza in km
 

Questo in teoria, ma in pratica?

Mettendo insieme questi dati potremo così stimare la nostra copertura radio. Si dovrà tuttavia tener conto anche di:

  • rumore;
  • condizioni meteorologiche.

Il ricevitore aggiunge all'ascolto del rumore termico quando è connesso ad una antenna. Rumore generato dai componenti elettronici e dall'antenna stessa, magari emesso da dispositivi elettronici nelle vicinanze o dall'apparecchiatura ricevente stessa, dovuto a fenomeni atmosferici, rumore galattico prodotto nel profondo spazio (QRN), oppure generato artificialmente (QRM).

Questo va a sommarsi al segnale utile ricevuto, diminuendo la sensibilità del sistema, e quindi anche la portata. Potrebbero aggiungersi all'attenuazione di tratta, ovvero togliersi dal link budget, anche 20 o 30 dB.

Anche la presenza di pioggia, neve, temporali o grandine potrebbe influire, attenuando o talvolta rafforzando il segnale, condizionando così la portata stessa.

Rimanendo entro la copertura radio delle antenne, sottraendo quindi al link budget prima calcolato l'attenuazione di tratta e tenuto conto del rumore e dei disturbi di propagazione, ciò che rimane è il segnale utile. Se si tratta di fonia analogica, ci devono essere almeno 12 dB positivi rispetto alla sensibilità del ricevitore. Se stiamo al di sotto di questa soglia, riceviamo solo fruscio.

 

Cosa fare per aumentare la portata?

Con la potenza a disposizione fissa e la sensibilità non modificabile, potremo agire sugli altri dati.

  • Antenne. Usiamo antenne migliori, magari con un certo guadagno. Almeno 3 dB di guadagno iniziano a fare la differenza. Con 6 dB raddoppiamo la portata.
  • Posizione delle antenne. Se sono in vista, devono stare nella stessa posizione (polarizzazione): verticale. In presenza di riflessioni, si dovrà trovare la posizione ottimale.
  • Posizione degli operatori. Spostiamoci più in alto, quadruplicare l'altezza significa raddoppiare la portata.
  • Sfruttiamo eventuali riflessioni. Sono aleatorie, vanno trovate sperimentalmente.
  • Agendo sulla potenza non otterremo un granchè. Al massimo i portatilini potrebbero dare 8...10 W. Per ottenere un raddoppio della portata, dovremmo quadruplicare la potenza (6 dB). Altrimenti otterremo solo un inutile consumo maggiore di batterie.
  • Usare la fonia analogica piuttosto che il digitale. Un canale analogico permette una sensibilità maggiore rispetto ad uno digitale, almeno come quantità di errori ricevuti. Meglio un segnale comprensibile con fruscio che uno comprensibile a tratti.
  • Usare una larghezza di banda inferiore. Magari operare in NFM (modulazione di frequenza a banda stretta, ovvero a più bassa deviazione di frequenza e canale più stretto) può aiutare.
Tutto questo ovviamente senza sfruttare eventuali fenomeni di propagazione troposferica, come inversioni termiche e presenza di duct più o meno grandi.



73 de Andy IV3ONZ

Link utili e bibliografia:

  • Silicon Labs Si4464-63-61-60 Sub GHz RF Transceiver
  • A. Barter, "International Microwave Handbook", RSGB 2008
  • ARRL, "Antenna Book", 21st Edition
  • G. Gerzelka, "Manuale dell'operatore DX", F. Muzzio & C Editore
  • S.W. Best, "Il vademecum DX", F. Muzzio & C Editore
  • I. Poole, "Radio propagation", RSGB 2004


lunedì 18 luglio 2022

DX via Ionosfera

Abbiamo visto sinora come si propagano le onde radio, tra punto e punto e nella parte bassa dell'atmosfera. Tali collegamenti non superano però i 500 km, solo eccezionalmente anche i 2000 - 3000.
Le frequenze in gioco spesso sono oltre i 50 MHz, frequenze più basse praticamente non risentono dell'effetto troposferico.

Ora vedremo come si possono realizzare collegamenti radio praticamente in tutto il globo, sfruttando la parte alta dell'atmosfera terrestre, la ionosfera.

La ionosfera terrestre

In questo tipo di propagazione, ci sono quattro grandi e complessi sistemi che interagiscono tra di loro:

  • Il Sole;
  • Il campo magnetico terrestre;
  • La bassa atmosfera;
  • La ionosfera stessa.

La ionosfera è la seconda parte più grande dell’atmosfera terrestre, dopo la esosfera che è la transizione verso lo spazio esterno.

Essa va da un’altezza di 40 km fino a circa 1600 km. L’aria è molto rarefatta e le relative molecole sono molto distanti tra di loro.

La parte più bassa della ionosfera è 1.000.000 di volte meno densa rispetto all’aria che respiriamo.
Tra i 60 ed i 400 km di altezza, l'atmosfera terrestre assume particolari condizioni fisiche, tra le quali l'estrema rarefazione dei gas, l'aumento repentino della temperatura e la ionizzazione delle molecole presenti, dovuta all'azione delle particelle energetiche provenienti dal Sole.

In questa parte dell'atmosfera avvengono fenomeni come le aurore e le scie luminose delle meteore.

Il Sole bombarda costantemente la Terra con radiazioni elettromagnetiche, dall’infrarosso fino ai raggi X e gamma. La parte di radiazione ionizzante (raggi ultravioletti, X e gamma) è sufficientemente energetica da ionizzare le molecole di aria incontrate. 

Queste molecole ionizzate, gli ioni, tendono fondamentalmente a perdere elettroni.

A causa della ionizzazione di questi strati di atmosfera, la radiazione ionizzante viene assorbita e non arriva fino a noi. Gli elettroni si trovano in un ambiente molto rarefatto, e la loro ricombinazione è molto bassa. Si viene a creare così un ambiente ricco di elettroni.

Avremo così, a diverse quote, diversi strati ionizzati riflettenti a diverse ore del giorno, stagioni e cicli solari.

Collegamenti via ionosfera

I collegamenti DX nelle onde medio/corte e corte e talvolta anche nelle onde ultracorte più lunghe si verificano mediante riflessioni del segnale sugli strati ionizzati della ionosfera. Sono noti quattro strati riflettenti, ma solo tre hanno caratteristiche utili alla riflessione dei segnali radio:
  • strato E a 100...115 km di altezza
  • strato F1 a circa 160 km di altezza
  • strato F2 a circa 210...420 km di altezza

Il quarto strato, lo strato D, non possiede caratteristiche di riflessione o rifrazione; attenua invece le frequenze più basse. Si trova tra i 60 ed i 90 km di altezza.

Tutti questi strati sono dovuti all'irradiazione solare, quindi la presenza degli strati dipende dall'ora del giorno.
 
Gli strati E ed F sono presenti esclusivamente di giorno ed il massimo della loro efficacia è attorno al mezzogiorno locale.

Contrariamente, lo strato F2 è attivo sia di giorno che notte, nonostante sviluppi la sua massima efficacia durante il giorno, con il massimo un pò dopo il mezzogiorno locale. Ha una marcata dipendenza dalla stagione con un massimo dell'attività nei mesi invernali.
 
Lo strato attenuante D appare solo di giorno con il massimo dell'attività a mezzogiorno.

L'efficacia degli strati nei confronti della propagazione è legata alla frequenza delle macchie solari, che segue un ciclo di circa 11 anni (da 9 a 13 anni). Quando viene raggiunto il picco di macchie solari il DX è maggiormente favorito. La frequenza delle macchie solari è indicata come numero relativo di macchie solari (R).

Il tasso di ionizzazione non è costante in tutta la ionosfera. Il livello di questa attività elettrica è direttamente legato all’ora del giorno, dalla stagione e dall’attività solare; molto importante è il livello di macchie solari ed il flusso solare (Solar Flux).

Il rateo di ricombinazione è costante ad una data altitudine, dato che è legato alla densità dei gas. I processi presenti sono due: ionizzazione e ricombinazione.

Durante il giorno prevale la ionizzazione, durante la notte la ricombinazione. Più basso è lo strato, più veloce sarà la ricombinazione.

I massimi sinora registrati si aggirano sui 360 (19° ciclo). Le misurazioni risalgono dal 1750; nel periodo, sino ai giorni nostri, sono stati registrati dei minimi e dei massimi.
Attualmente siamo entrati nel 25° ciclo.

Diversi siti web diffondono regolarmente bollettini sulle condizioni DX. Un sito importante è quello del NOAA, "SPACE WEATHER PREDICTION CENTER". Vengono emessi regolarmente bollettini del meteo solare, corredati di immagini e grafici.

Quali frequenze usare?

Il numero di elettroni liberi determina il valore della minima frequenza usabile (LUF, Lowest Usable Frequency). Al di sotto di questa frequenza i segnali non verranno rifratti verso il suolo, ma si perderanno nello spazio.

La massima frequenza usabile (MUF, Maximum Useable Frequency) è la più alta frequenza che sarà rifratta con certe condizioni di propagazione ed un dato angolo di incidenza del segnale (takeoff).

Tutti i segnali con frequenza maggiore alla MUF attraverseranno lo strato,  proseguendo verso lo spazio esterno.

La Frequenza Critica (CF, Critical Frequency) è in relazione alla densità di elettroni liberi presenti. E’ la massima frequenza dei segnali provenienti verticalmente dal basso che sarà riflessa dallo strato.

La frequenza critica, considerando le sue oscillazioni legate al passare delle ore del giorno e della stagione, si trova per lo strato E sui 2...4 MHz, per lo strato F1 sui 3...6 MHz, e per lo strato F2 sui 3...14 Mhz.

La frequenza critica non è generalmente uguale alla MUF, ma ne è legata. Il valore della MUF è maggiore rispetto a quello della frequenza critica poiché l’onda arriva sempre con un angolo inferiore a 90°.

La frequenza di lavoro ottimale (OWF, Optimal Working Frequency) è circa l'85% dell'effettiva MUF corrispondente ad un certo angolo d'irradiazione.

Per ogni strato si calcola la LUF e la MUF; teoricamente solo nel tratto compreso fra questi due limiti di frequenza è possibile il collegamento DX, tenendo conto che i segnali riescono ad attraversare due volte lo strato attenuante D, vengono riflessi da uno degli strati E e/o F, e giungono al ricevitore con sufficiente intensità di campo.

La LUF, infine, è limitata solo dallo strato attenuante D. Essendo questo strato presente solo di giorno, la LUF limita la propagazione soltanto nelle ore diurne.

La LUF può avere valori di 10...15 MHz, ma dipende notevolmente dalla potenza di trasmissione. Con un aumento di potenza è possibile abbassare la LUF verso frequenze più basse, ovviamente entro certi limiti.

Con circa 100 W di potenza, essa si aggira attorno ai 5...8 MHz; con una potenza dieci volte maggiore può essere ulteriormente abbassata fino alla metà circa; i valori dipendono a seconda dell'attività solare.

Per valori inferiori di LUF l'unico collegamento possibile è quello per onde terrestri.

Come già detto, i valori di LUF - CF e le condizioni di propagazione ad esse collegate sono riferiti a tragitti verticali del segnale, non utili per un collegamento. Abbassando l'angolo di emissione del segnale, in corrispondenza, la MUF cresce sempre più.

Questo spiega come, nella pratica, si possano effettuare dei DX anche con frequenze superiori alla frequenza critica. Con angoli di irradiazione prossimi allo zero, la MUF può essere da tre a cinque volte il valore della CF.

Quindi, quanto più piatto è l'angolo d'irradiazione, tanto più alta può essere la frequenza di esercizio.



Lo svantaggio nell'avere  un angolo di irradiazione basso o piatto sta in una zona d'ombra (skip) molto grande, nella quale il segnale non può essere ricevuto. Aumentando la frequenza, la zona d'ombra si estende sempre di più.

La portata per riflessione dei segnali dipende dall'altezza degli strati e dell'angolo d'irradiazione. Per più di un salto basta calcolare il relativo multiplo.

Tuttavia bisogna tener conto del fatto che l'angolo d'irradiazione del segnale è strettamente collegato con l'angolo d'irradiazione dell'antenna, che generalmente è attorno ai 15° di elevazione.

Le portate per riflessione singola in pratica vanno raramente oltre i 2500 km. Le distanze maggiori si ottengono solo per mezzo di riflessioni a doppio o multiplo salto.

In teoria, per poter ricevere un segnale, la polarizzazione delle antenne deve essere la stessa, sia dal lato TX che RX. In realtà, a causa delle rotazioni di fase e di polarizzazione dovute alle turbolenze negli strati riflettenti e alle riflessioni multiple dovute agli ostacoli, non ha importanza come viene polarizzata l'antenna.

E sporadico

Lo strato E si forma ad un'altezza di 100 km. Occasionalmente e limitatamente, viene a formarsi uno strato riflettente che agisce sino alle frequenze in banda 2 metri.

A causa della sua comparsa non prevedibile, viene chiamato strato E sporadico (Es).

Sembra sia legato all’attività degli sciami meteorici, non dimostrando una correlazione con l'attività solare.

Mostra comunque un andamento annuale e giornaliero, con dei massimi tra i mesi di maggio e luglio, dicembre e gennaio, in particolar modo nella tarda mattinata e nelle prime ore serali.

Ogni anno circa 50.000 tonnellate di meteore impattano nell’atmosfera terrestre. La maggior parte ha dimensioni inferiori ad un granello di sabbia, ma almeno 80.000 di questi “sassolini” superano il peso di 10 grammi.

Le meteore entrano nell’atmosfera superiore (meteoriti) ad una velocità tra 7 e 70 km/h. Ognuna di queste meteore lasciano una traccia di gas ionizzati, presenti prevalentemente all’altezza dello strato E.

L’aumento di ioni di gas e di particelle metalliche rilasciate dalla scia delle meteoriti favorise la riflessione di segnali in banda 10, 6 e 2 metri.

La ricombinazione nello strato E è particolarmente veloce, così la possibilità di collegamento dura da alcuni secondi ad alcuni minuti.

Propagazione aurorale

La Terra può essere considerata come un enorme magnete, le cui linee di forza percorrono lo spazio esterno (atmosfera) dal polo nord al polo sud. Queste linee di forza vengono perturbate da altri campi magnetici, in particolare dal vento solare. Tali linee di forza costituiscono la magnetosfera.

In condizioni di quiete, solo poche particelle del vento solare (protoni ed elettroni) penetrano nell’atmosfera. Esse tendono ad essere catturate dai poli magnetici terrestri. Nelle fasi di intensa attività solare, la velocità del vento aumenta ed il numero di particelle pure.

La magnetosfera cambia così forma, generando una apertura (cusp), nella quale viene catturata la maggior parte delle particelle solari, il campo elettrico terrestre ne aumenta la velocità generando le spettacolari aurore polari.

Essendo così la ionosfera nei pressi dei poli ricca di elettroni, la propagazione dei segnali ne viene influenzata. Si ha così una cancellazione totale dei segnali in HF nei percorsi sopra ai poli, i collegamenti sono quindi limitati solo a particolari latitudini.

Per frequenze dai 6 ai 2 metri invece si ha una intensa riflessione, consentendo collegamenti anche oltre i 1000 km.

Propagazione transequatoriale

La propagazione transequatoriale (TEP, Trans-Equatorial Propagation) è una speciale forma di propagazione che avviene tra le medie latitudini, approssimativamente alla stessa distanza nord-sud relativa all’equatore.

L’equatore magnetico non è sovrapposto a quello geografico, così come i poli magnetici non corrispondono a quelli geografici.

Non sono noti i meccanismi di questo tipo di propagazione. Essa avviene nel tardo pomeriggio e sera ed è massima nei periodi di massimo solare. Le frequenze coinvolte sono nella banda dei 6 metri, ma alla sera lavorano bene anche quelle dei 2 metri e 70 cm.

La portata dei segnali varia tra i 300 ed i 7500 km ed è maggiore la sera.

Il DX in pratica

Con queste nozioni possiamo dedurre che:

  • Le bande dei 160 ed 80 metri sono tipicamente notturne, attive solo quando manca lo strato attenuante D. I segnali possono raggiungere l'unico strato riflettente F2. Le migliori possibilità di DX si trovano nelle lunghe notti invernali, dove il traffico avviene lungo l'emisfero notturno della terra. Le migliori condizioni le possiamo trovare nei periodi di numeri relativi bassi, poichè abbiamo un rumore di fondo dovuto a fenomeni atmosferici minore. La zona d'ombra quasi non esiste.
  • Le bande degli 60 e 40 metri si comportano grosso modo nello stesso modo. Occasionalmente si possono effettuare buoni collegamenti anche di giorno. La zona d'ombra ha fino a 200 km di raggio.
  • La banda dei 30 metri ha caratteristiche simili alle bande più basse, ma di giorno le possibilità di collegamento sono migliori. Già qui durante l'alba e il crepuscolo troviamo ottime occasioni per collegamenti a lunga distanza, poichè i segnali si trovano a percorrere la parte buia della superficie terrestre. La zona d'ombra si fa molto estesa.
  • Le bande dei 20, 17 e 15 metri sono onde prevalentemente diurne, ma che si propagano bene anche di notte durante i massimi di macchie solari ed in particolar modo all'alba ed al crepuscolo, nella cosiddetta grey zone. La zona d'ombra ha spesso più di 1000 km di raggio.
  • Le bande dei 12 e 10 metri sono attive solo nei massimi di attività solare, quando è possibile effettuare collegamenti con tutto il mondo. I segnali sono tipicamente diurni. La zona d'ombra diventa molto grande se non intercontinentale.

Ovviamente questi consigli sono del tutto generali, in quanto ci possono essere spesso variazioni anche notevoli nella propagazione, dovuti per esempio a tempeste solari e perturbazioni geomagnetiche.

Si può ricordare come regola generale:

  • Sotto i 10 MHz (30 metri) i collegamenti sono generalmente notturni, tra stazioni poste nella zona buia del globo.
  • Sopra i 10 MHz e generalmente fino ai 30 MHz i collegamenti sono generalmente diurni, tra stazioni poste nella zona illuminata del globo, anche se il segnale deve compiere un tragitto maggiore rispetto alla distanza effettiva delle stazioni (long path).

 73 de Andy IV3ONZ

Link utili e bibliografia:

  • ARRL, "The ARRL Handbook for Radiocommunications", ARRL 2011
  • G. Gerzelka, "Manuale dell'operatore DX", (C) 1979 Franco Muzzio & C. Editore
  • M. Martinucci, "Elementi di propagazione ionosferica", (C) 1993 C&C Edizioni Radioelettroniche
  • I. Poole, "Radio Propagation Principles & Practice), RSGB 2013
  • M. Burnette, "The fast track to understanding ham radio propagation", (C) 2018 Michael Burnette